Melbourne (Australia), 31 gennaio 2010 - Altro che parabola discendente, il Re del tennis è vivo più che mai. Roger Federer oggi ha messo in campo un tennis stratosferico, tanto da non lasciare nemmeno un set al rampante supercoccolato e supervalutato (?) scozzese Andy Murray. Merito del tennis che cambia e che lo stimola, altrimenti il rischio sarebbe quello di sentirsi appagato sul Tour come in famiglia.
Adesso il suo scopo è quello di divertirsi e di portare in campo la sua "arte" il più a lungo possibile. Per permettere alle sue gemelline di appena 6 mesi di crescere quanto basta per sedersi sugli spalti ad ammirare le sue prodezze.
Ritieni davvero che la tua abilità di recupero in campo sia importante quanto la tua capacità di tirare colpi vincenti?
Sì, penso che il gioco di gambe sia una delle cose più importanti nel tennis moderno, che è diventato estremamento fisico, soprattutto se si toccano i livelli della finale di oggi. Per fortuna ho ritrovato i movimenti giusti e stasera penso di aver giocato il mio tennis migliore.
Come fai a mantenerti motivato di anno in anno, di Grand Slam in Grand Slam?
Non ci sono segreti, ho molto talento (e scoppia in una sonora risata - ndr). Per riuscire bisogna lavorare molto duramente, per poter fare il colpo giusto al momento giusto. Sul match-point, ad esempio, ho fatto un drop-shot. Bisogna essere un po' matti per buttarsi in quel momento, ma io sapevo di averlo nel braccio. Il punto è che bisogna averlo anche nella testa e nei piedi... e io lavoro molto su questo.
Le nuove generazioni mi spingono a fare sempre di più. Ogni cinque anni il tennis cambia. Infatti quando ho cominciato a giocare era tutto diverso, trovavo sempre una debolezza nel mio avversario, anche se era capace di servire benissimo. Adesso questo non esiste. E' proprio grazie a dei ragazzi come Andy (Murray - ndr) che sono diventato un giocatore migliore. Oggi credo di essermi prodotto in una delle mie migliori performance in assoluto.
Adesso che sei a quota 16 titoli dello "Major", pensi che il tuo prossimo traguardo possa essere quello di realizzare il Grand Slam?
Non ci ho mai veramente pensato. Io non faccio un programma che gira intorno agli Slam, cerco di onorare tutti i tornei a cui partecipo, per rispetto ai fans che pagano il biglietto. Io cerco di dare sempre il cento per cento e poi quello che accade, accade. E' successo così anche per i miei 16 titoli dello Slam. In fondo ho già compiuto tanti di quelli exploits che ora quando gioco voglio divertirmi, voglio godermi il Tour.
Hai mai dubitato di poter vincere uno Slam adesso che sei diventato padre?
La cosa meravigliosa è stata vincere a Cincinnati quando le gemelle avevano solo 2 o 3 settimane, quello sì che è stato speciale. Adesso tutto è diventato più semplice.
Come festeggerai stasera, hai previsto quacosa di diverso?
Amici e famiglia, mangiare e bere, come al solito. Lo faccio sempre, che vinca o che perda, per tutte le persone che mi sono vicine e che mi sostengono. Vedremo se le piccole sono ancora sveglie, ma spero di no. E' probabile, però, che vorrò lo stesso prenderle in braccio perché sono troppo felice!
