Per risollevarsi ha pensato bene di fare una scorpacciata di sushi. “Non potevo fare altrimenti: dopo quattro settimane dall’altra parte del mondo, il mio frigo era vuoto”. Andy Murray ha affidato a Twitter le sue prime parole dopo la sconfitta con Federer a Melbourne. Ammette che non si aspettava tanto affetto da parte dei fan britannici che lo hanno accolto in patria a testa alta.
Dunblane per 2 ore e 28 minuti si era fermata. La cittadina del Nord della Scozia in cui è nato e cresciuto Murray ha tenuto il fiato sospeso per tutta la durata della finale degli Australian Open. Capannelli di tifosi radunati nei bar ad esultare ad ogni punto di Andy come ad un gol della propria squadra del cuore, striscioni di incoraggiamento per il beniamino di casa, incitamenti senza sosta.
Sulle spalle del nuovo numero 3 del mondo c’era però una nazione intera. La Gran Bretagna sperava finalmente di poter rompere quel lungo digiuno negli Slam che si protrae dalle gloriose gesta di Fred Perry. Il primo Major del 2010 sembrava davvero l’occasione giusta. Sfogliando i giornali inglesi, la soddisfazione per aver fatto notevoli passi in avanti rispetto all’ultimo atto degli Us Open 2008 prevale sul pur comprensibile rammarico per essere riusciti solamente a sfiorare un traguardo storico.
Con un Roger in questo stato di forma, non si gioca. E’ il messaggio con il quale si può sintetizzare il “mood” degli appassionati d’Oltremanica. Quello che conforta è però il fatto che ormai sia diventata solo una questione di tempo. Le potenzialità per vincere uno Slam Murray pare averle sviluppate.
“Credo che Andy senta la grande pressione che grava su di lui” – ha dichiarato Virginia Wade, campionessa di Wimbledon nel 1977, alla Bbc – “è migliorato molto tecnicamente e tatticamente ma, anche se lui lo nega, credo che continui a patire il peso di essere un predestinato. Comunque sono ottimista, ha solo 22 anni. I margini di miglioramento sono ancora tantissimi, soprattutto psicologicamente”.
Andy incassa la fiducia incondizionata anche di un altro supporter d’eccezione: Sir Alex Ferguson, manager del Manchester United, scozzese purosangue. “Peccato per alcune occasioni sfumate nel primo e nel terzo set – ha sottolineato il tecnico dei Red Devils - ma sono in ogni caso orgoglioso di aver tifato per un campione che sta dimostrando sempre più di meritare un titolo dello Slam. Quello che conta è continuare a lavorare duro e i risultati non tarderanno ad arrivare”.
Le critiche piovute su Murray da più parti alla fine del 2009 per un approccio troppo difensivo
anche contro avversari che invece andrebbero attaccati con maggior convinzione paiono, almeno per il momento, essere svanite nel nulla. Il 22enne di Dunblane prima dell’avvio del torneo di Melbourne aveva voluto rispondere piccatamente a chi storceva il naso sulla sua tattica di gioco.
“Esistono tanti modi di interpretare il tennis – aveva detto Andy al Guardian – ognuno gioca in base alle proprie caratteristiche. Tante squadre di calcio hanno basato la propria fortuna sul contropiede. Vogliamo insinuare che i loro successi hanno meno valore?”.
L’inizio del nuovo anno pare dar ragione a Murray. Il suo Australian Open non ha deluso le attese dei britannici. Ma siamo davvero sicuri che gli scettici non torneranno a sparare sentenze al primo passo falso di Andy in un appuntamento che conta?
Qualche buontempone d’Oltremanica è convinto di aver trovato la ricetta giusta per dare una spiegazione alla metamorfosi di Andy: “Vuoi vedere che era tutta colpa di Kim Sears..”
